La mostra dei morti viventi
Primo atto – aspetto rituale
L’antropologia del lutto ha da sempre messo in rilevanza, l’alto grado di considerazione che si ha del morto e del rituale che l’attornia. Basti pensare a come i nostri cari defunti vengano accompagnati al cimitero dopo la veglia, e il balsamo “delle prefiche nostrane” sui capelli dell’estinto. Si, il pianto deve avere quella capacità di estirpare dalla nostra mente parte del ricordo, parte della memoria. Solo l’assenza di una parte di questa ci permette di allontanarci dal pensiero della morte, dalla visione che quella falce sdentata possa raggiungere i nostri tendini e reciderli. D’altronde noi viviamo coscientemente distinti dalla morte. Finché si è nella vita non vi è alcuna coscienza della morte. Solo l’anomalia di una scomparsa prematura, inattesa ci affonda nella reale consapevolezza della fine del nostro organismo biologico. Eppure l’artista tedesco sembra arrestare il quinto atto della scena teatrale, porre fine al deterioramento del corpo, ad enfatizzare con la plastilina, non solo i colori vivaci che ci appartengono in vita, ma a modellare un vero e proprio status biologico di continuo eterno. Le sue sculture sono cadaveri strappati alla terra e ri-semiotizzati in nuovi testi quotidiani: le mostre.
Per un defunto la quotidianità è la terra, il ferro della lamiera che sigilla l’involucro della tomba. Il morso ad un’aria stantia, la rassegnazione all’impotenza della propria condizione. In questa visione il morto viene decontestualizzato dalla sua mansione di riposo, ed intromesso sulla vertigine dei vivi con una propria espressione che manterrà nell’eterno braccio del creatore, necromante, dell’artista.
La sua ritualità è pur sempre legata alla morte. I suoi gesti resteranno impagliati ad uno stato tombale, solo che il suo organismo resterà intatto rifiutando la decomposizione, quale principio attivo della dipartita.
Una vita nella morte, una vita che si rifiuta di morire, stendersi . Una ritualità funebre diversa da come la conosciamo noi. Un culto che prevede che il morto sia vivo e partecipi alla consumazione spettrale del suo esporsi come ente riflessivo e sul quale porre riflessioni.
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