RequiemNecrosomatico
Fino a ieri spingevi con il tuo naso acuto le gocce che si attaccavano alla vetrata.
Sembravi di plastica, molle come un’argilla stanca sui denti. Scioglievi piano.
Ogni volta che crollavi, il sole seccava il resto. Rimanevi un avanzo –
ferma sull’insulina dell’alba, con il diabete di un sole che non porta il calore.
2
La vestaglia che indossi si apre come una gonna. Le labbra d’aceto sulle storte delle tende fracassano il silenzio del corridoio. Vorrei parlarti mentre scrivo, far crescere delle lacrime sulle tue orecchie. Quante parole ti hanno seguito, qualcuna ti ha raggiunta coprendoti di lenzuola.
3
Che gran calore il sangue. Scoppia sulle tempie e valica i calici del cranio. Morire per eccesso o solo per difetto, morire e balbettare o morire della morte. Lingue che si scontrano, voci ghiotte sulla gola che non hanno sapore da battere. Non ho parole da strizzare nei tuoi capelli scarni, né unghie da ricordare nei tuoi panni. Ho lasciato nelle calze una moneta, nelle scarpe una lima per minacciare lo Stige e le sue lave.
4
Dove respiri tu si addensano i laghi e i monti s’impennano tra le rughe del cielo.
L’erba è una strana tela nella pelle bianca. Posso vederla crescere sul braccio.
Arriverai tronco d’ansia sul mio petto fradicio.

