mercoledì, 19 novembre 2008

Il viola dell'alzheimer



Davanti alla finestra. La sedia nell’angolo e la tua mente aperta sulla pioggia.

Le gocce cadono, si perdono, si riacquistano e allungano le loro code sul vetro.

Il tuo corpo resta privo. Dalla camicia non rientra il seno macchiato dal vento

né le stanze saldano i rumori che crescono.

Quando la pelle ha lasciato l’età eri già andata via, con le nebbia nei sandali

allacciata alle caviglie, con i nomi asciugati sul rossetto, come spine da filare

nel telaio della mano. Eppure ho sempre pensato che i tuoi sorrisi

fossero laghi, dove la notte perde i suoi contorni.



Non trovo niente vedendoti.

Solo acqua.

Una corrente ferma che attende il mare, la spuma per riallacciare la sabbia.

postato da: NuoveForme alle ore 13:25 | Permalink | commenti (1)
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