Il viola dell'alzheimer
Davanti alla finestra. La sedia nell’angolo e la tua mente aperta sulla pioggia.
Le gocce cadono, si perdono, si riacquistano e allungano le loro code sul vetro.
Il tuo corpo resta privo. Dalla camicia non rientra il seno macchiato dal vento
né le stanze saldano i rumori che crescono.
Quando la pelle ha lasciato l’età eri già andata via, con le nebbia nei sandali
allacciata alle caviglie, con i nomi asciugati sul rossetto, come spine da filare
nel telaio della mano. Eppure ho sempre pensato che i tuoi sorrisi
fossero laghi, dove la notte perde i suoi contorni.
Non trovo niente vedendoti.
Solo acqua.
Una corrente ferma che attende il mare, la spuma per riallacciare la sabbia.
