
l'uomo è vuoto, oscilla nel nulla e lascia le unghie sulle cose -come il serpente la pelle-. Si sente inutile, felicemente trascurabile.
DISCORSO CONFUSO
Il vento s’affloscia sulla spalle
e corre via lungo i fianchi deglutendo il tempo
lasciando la testa in balia di un forno crematorio
dove tutto si squaglia e perde peso
-come un cicchetto di whisky appena scolato-.
Eppure mi sento padrone del momento
forse perché è l’unica cosa
che appartiene a noi scheletri disorientati
dove la bellezza collassa in pochi secondi
e quel che rimane è solo un residuo fisso
- ma indelebile-.
“ Saranno confini di marmellata i vostri orizzonti
giacigli di cenere i nostri indumenti”
INSONNIA- A SYLVIA PLATH-
La sfera notturna è rappezzata con piccoli pezzi
di carta argentata
dove si sgrana il guanciale lunare in eterna solitudine
-un abbraccio da manicomio con le stelle-.
Sotto gli occhi spalancati dell’insonnia
che semina granelli di tempo sulle mie orbite
il mondo geme e i ricordi si litigano il primo piano.
La testa assuefatta da vuoti di serenità
segue la vena bianca del cielo
che si apre e chiude come una palpebra:
ridimensiona forme inascoltate.
Oggi, più di allora, percepisco la biforcazione di un secondo
la prospettiva in decrescendo di un attimo.

NON RIMANE CHE GUARDARSI
Cimiteri, di mozziconi smussati nel portacenere
accompagnano questi giorni cavalcanti
che indietreggiano a suon di speroni.
L’anima timidamente arrossata si tende
quasi a sfiorare il gusto della confusione
che sciaguatta su e giù con la pioggia
e pinzetta delicata gli alberi dormienti.
Scodinzola l’erba, si affaccia una pozza.
Un passo indietro. Uno in avanti.
Stesso punto, stessa direzione.
L’attimo è fermo. Non rimane che guardarsi.
L'OROLOGIO SBOTTONATO
Mi sono stancato ogni volta di cambiare
tendini all’arpa, imbevuta nel sangue
del giorno che lento macino nei vuoti
della mente, sfuriata da brividi freddi.
La gente forse guarda ma io sguardo:
l’inverosimile incontro attendo.
Forse c’è un flesso fra noi
che di sicuro curva all’infinito.
-ma non importa-
Questo farneticare mi ammalia:
percepisce sensi e scruta dubbi.
Non ho rimpianti nella vita:
solo il ticchettio di un orologio
sbottonato che lega lacrime sul passato.
IN TRANCE
Di sicuro mi trovo, anche se non so dove
i fili della mente s’intrecciano a rastrello
sul volto crespo della luna, quasi ad appassire.
Cosi ronzo assieme ai diavoli della notte
su binari di luce artificiale, contratto in brusii fuori tempo
ad estrarre alghe rosse da queste vene astemie.
Mentre un gatto stempia a linguate il suo pelo
sotto i gomiti del cielo penetra un rossore
accennando una verginale timidezza
tutto si rischiara al tatto di verdi foglie
PAROLE MALEDETTE
Vorrei restare in armi nel pensiero,
essere l’ago più avanzato:
meridiana del tempo in fiamme
dalle ore che si addensano sfrecciando
e sventolare la proboscide del silenzio
lungo le piane del vento.
Poi divenire mattone e otturare il vuoto
senza calce che tenga il suo risucchio
ma solo con il piacere di sentirmi dentro
appartenente a quel cesto d’infiniti idiomi,
steccati inesistenti di pensieri strozzati.
Lasciare il mio cadavere alla diaspora delle formiche,
sentirmi mordere ogni singola parte vissuta
e inerme disperare lo strazio,
sorridere con un quarto di denti.
SOSTA IN MOVIMENTO
Le nuvole sbadigliano sui tetti
e arrovellano le frange tuttotondo
in forme di lumache imbronciate
mentre le parole bruciano senza fiamma
e incombuste si depositano nell’anima:
fanno vela piatta nell’aria,
oscillano senza frequenza.
In momenti come questi
vorrei sostare in movimento

DESTINAZIONE OSTINAZIONE
Comincia ad essere stretto il giorno,
abbozza le pareti e curva sulla guancia
che si ridimensiona per un nuovo sguardo.
Il mare si seziona
diventa eco di frasi sterili,
l’alba sbarba l’ombra della notte
si increspa sul sopraciglio del sole
e porta con se il cane randagio:
capolino di un rantolo notturno.
Si rincorrono i brusii
come flash si sbrigliano
e cavalcano liberi la mente,
a battito di neuroni
s'accompagnano al nulla.